Parlare di trazione posteriore significa citare alcuni dei modelli che hanno fatto la storia del design e delle prestazioni. Nonostante la trazione anteriore sia più economica da produrre e più spaziosa per l’abitacolo, i marchi più prestigiosi continuano a puntare tutto sul retrotreno per i loro modelli di punta.
In cima alla lista non possiamo non menzionare la Mazda MX-5 Miata. Questa piccola spider giapponese è l’esempio perfetto di come la trazione posteriore possa offrire un divertimento immenso anche senza potenze esagerate. La sua leggerezza, unita alla spinta posteriore, la rende un bisturi tra le curve, dimostrando che l’equilibrio è più importante della velocità pura.
Spostandoci verso le berline, BMW ha costruito la sua intera immagine sul piacere di guidare dato dalla trazione posteriore. Serie 3 e Serie 5 hanno dominato il mercato per decenni offrendo un comfort da ammiraglia unito a un carattere dinamico che solo la spinta da dietro può conferire. Anche l’italiana Alfa Romeo, con il ritorno della Giulia, ha scelto proprio la trazione posteriore per sfidare le rivali tedesche sul piano della sportività.
Salendo ancora di livello, entriamo nel territorio delle supercar. Marchi come Ferrari, Lamborghini e Porsche utilizzano la trazione posteriore (o integrale a prevalenza posteriore) per gestire potenze che superano i 600 cavalli. In questi casi, la meccanica deve essere supportata da un’elettronica sofisticatissima per evitare che l’auto diventi indomabile. Guidare una di queste icone significa sentire il legame diretto tra il motore e l’asfalto, un’emozione che solo la “spinta posteriore” può regalare.

